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[ IL NOSTRO AMBIENTE ] [ MACCHIA GRANDE ] Università degli Studi di Roma Tre – Facoltà di Architettura Tesi di Laurea in Architettura “Risistemazione e riuso delle ex cave di Manziana” Laureando Alessandro Ridolfi – Relatore Prof.Arch.Massimo Alfieri Il progetto è definito dalla volontà di recuperare un’area mineraria dismessa caratterizzata da una forte situazione di degrado ambientale e architettonico, all’interno di un contesto di pregevole valore naturalistico.
La tesi affronta vari temi, sia sociali che progettuali, come
la creazione di luoghi di divulgazione della cultura ambientale e delle
tradizioni locali, il recupero di un’area degradata, la progettazione di un
percorso museale all’aperto caratterizzato dal connubio tra ambiente e
archeologia industriale, in cui le preesistenze vengono reinterpretate, assumono
una loro monumentalità, una sorta di valenza artistica, e la realizzazione di
spazi pubblici e di percorsi, progettati nell’ambito della realizzazione di un
portale d’ingresso al bosco di Macchiagrande strutturato sui principi
dell’architettura bioclimatica, come l’utilizzo di fonti energetiche
rinnovabili, e di una serie di accorgimenti progettuali che favoriscono il
risparmio energetico e il benessere igrotermico. Il metodo d’intervento è basato sulla sintesi e sulla fusione tra le potenzialità del luogo (come la vicinanza con il centro abitato e le qualità ambientali del contesto) e le esigenze sociali, economiche e politiche (come la necessità di recuperare un’area industriale dismessa); è attraverso l’incontro diretto con il paesaggio, e l’interesse verso la sua fisicità, la tettonica, le trasformazioni naturali, il trascorrere del tempo, e un processo di interiorizzazione dei fenomeni paesaggistici, che ci si rende conto dei due sistemi che qui si vengono a incontrare e a scontrare. Da un lato vi è il sistema
naturale, caratterizzato dalla presenza di uno dei pochi residui di foresta
planiziaria del Lazio, arricchito dalle numerose tipologie di attività
post-vulcanica, testimonianza dell’attività eruttiva del complesso sabatino,
avvenuta circa un milione di anni fa, come le emissioni gassose di anidride
solforosa presenti alla “Caldara”. In contrapposizione a questo vi è
il sistema artificiale, determinato dalla necessità dell’uomo di reperire
materie prime utili al suo sviluppo, e costituito da percorsi, elementi
puntiformi, lineari ed estesi. I due sistemi sono tra di loro in
rapporto variabile: il primo tenta lentamente di riconquistare terreno,
attraverso una serie di processi che portano a un atto di
“rinaturalizzazione” del luogo. Il sistema artificiale invece è
abbandonato, non ha più una funzione, in mancanza della quale ogni opera
dell’uomo cade in rovina e genera degrado, non solo ambientale o
architettonico, ma anche sociale. E’ nell’incontro tra questi due
sistemi e soprattutto nell’atto della natura di riappropriarsi del luogo che
nasce l’architettura.
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