Riserva Naturale Monterano

Informazioni Piano e regolamento/SIC

 

Cari amici

a seguito di voci diffuse all'interno della comunità di Canale Monterano in merito a presunti "ampliamenti" della aree a divieto di caccia nell'ambito del territorio canalese a seguito della presentazione del piano/regolamento del Sito di interesse Comunitario (S.I.C. IT 6030001-Fiume Mignone Medio Corso) mi trovo a chiedervi di ospitare alcune precisazioni utili ad informare- preciso dovere del nostro operato in materia ambientale- e, se possibile, rasserenare gli animi.

 

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Il S.I.C. IT 6030001 "Fiume Mignone" è stato individuato nella sua attuale delimitazione dalla Deliberazione della Giunta Regionale DGM 2146/96 che inviava a Bruxelles l'elenco regionale dei SIC e delle ZPS in attuazione della Direttiva Habitat 92/43/CEE .

La costituzione su scala europea della rete Natura 2000 porterà alla costituzione di Zone Speciali di Conservazione ( Z.S.C.) rappresentative dei diversi habitat presenti sul territorio europeo e avrà lo scopo di limitare gli effetti della continua, apparentemente inarrestabile, erosione di biodiversità nel nostro Continente.

L'inserimento di parte del territorio di Canale nel S.I.C. costituisce certamente un motivo di promozione e qualificazione della sua elevata valenza ambientale ( i dati delle ricerche effettuate si sono rivelati utili anche ai fini della redazione di vari documenti in tal senso (EMAS, Bilancio Sociale, Agenda XXI ) con riflessi importanti sul turismo e la concessione di contributi comunitari per specifici progetti ( alcuni già in attuazione).

Relativamente allo specifico del problema si evidenzia che:

il Regolamento ed il Piano del SIC IT 6030001 sono stati elaborati da esperti "Natura 2000" in possesso di adeguati C.V. ( molti sono collaboratori di Istituti Universitari, di altre aree protette e della Regione Lazio) con la collaborazione del personale della Riserva naturale; 

Le norme del Regolamento, che nascono dall'accurato lavoro di analisi effettuato nell'ambito degli studi di piano, non prevedono assolutamente la preclusione di nuove aree all'attività venatoria, come sembra sia stato affermato da più parti anche in sede di riunioni "pubbliche";


IL PERIMETRO DEL SIC IT6030001 "Fiume Mignone" è invariato rispetto a quello individuato dalla Regione nel '96; si propone comunque di includere due aree, all'interno della Riserva naturale, di particolare interesse floristico-vegetazionale, nel pieno rispetto dei principi della Habitat 92/43/CEE.
Il fine dell'operazione è quello di mantenere gli habitat "comunitari" in buono stato di conservazione attuando "opportune misure per evitare il degrado degli habitat nonchè la perturbazione delle specie" (art.6 Direttiva 92743/CEE "Habitat" ribadito dalla sentenza della corte europea -2 sezione- 13 gennaio 2005).

CIO' NON COMPORTA LA COSTITUZIONE DI ALTRI VINCOLI VENATORI CHE RIMANGONO ALL' INTERNO DEL PERIMETRO DELLA RISERVA NATURALE DI CUI ALLE LEGGI REGIONALI 79/88 e 62/93. I SOLI DIVIETI PREVISTI SONO QUELLI GIA' SANCITI DALLE LEGGI IN MATERIA ( DIVIETO TRAPPOLE, LACCI, CATTURE NON AUTORIZZATE, DISTRUZ NIDI ECC).

LE AZIONI PROPOSTE NON INTENDONO OSTACOLARE LE ATTIVITA' TRADIZIONALI AGRIZOOTECNICHE E TURISTICHE MA ATTUARE MISURE SPESSO "PICCOLE" DI ATTENUAZIONE DI LORO IMPATTI ( ad es. costruire fontanili per limitare il calpestìo del bestiame sulle sponde e negli alvei).



Per chi volesse saperne di più allego una breve sintesi tecnica di maggior dettaglio. 
Al fine di favorire ulteriormente la trasparenza del nostro lavoro stiamo inoltre trasponendo testi e dati del lavoro svolto sul nostro sito www.parchilazio.it/monterano.

L' UFFICIO DELLA RISERVA RIMANE DISPONIBILE PER CHIARIMENTI, SUGGERIMENTI, OSSERVAZIONi, ECC.


Francesco Maria Mantero






Obiettivi e strategie di gestione 



Definizione preliminare degli obiettivi

Come definito dall'art. 6 della Direttiva 92743/CEE "Habitat", "gli Stati membri stabiliscono le misure di conservazione necessarie che implicano, all'occorrenza, appropriati piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali di cui all'allegato I e delle specie di cui all'allegato II presenti nei siti ". Tali indicazioni sono riportate anche dall'art. 4 del DPR 8 settembre 1997, n. 357 (regolamento attuativo della direttiva Habitat).
Inoltre, secondo quanto indicato all'art. 4 della Direttiva "Uccelli" ".per le specie elencate nell'Allegato I sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l'habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione".

Sono quindi da prevedere misure esplicite finalizzate a raggiungere gli obiettivi generali della direttiva, cioè ".il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di fauna e di flora di interesse comunitario", tenendo conto ".delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali".
Le misure da adottare devono basarsi sulle esigenze ecologiche delle specie e degli habitat da tutelare e sulla valutazione delle minacce cui essi sono sottoposti. 
I piani di gestione devono quindi essere definiti in base alle specie e agli habitat di interesse comunitario effettivamente presenti nei siti (ad eccezione di quelli considerati come "non significativi" nel formulario standard di Natura 2000) e alle loro esigenze ecologiche. 
Poiché possono verificarsi casi di "concorrenza" fra diversi habitat e specie, cioè casi in cui le misure opportune per una o più specie o habitat risultano sfavorevoli per altre specie o habitat, appare utile stabilire delle priorità di conservazione per il sito o gruppo di siti (favorendo ad esempio le specie prioritarie oppure globalmente minacciate). 
Occorre inoltre considerare gli altri piani di sviluppo esistenti, le esigenze generali di carattere socio-economico, oltre che la sostenibilità -anche economica- delle scelte fatte. La strategia del Piano di Gestione si realizza attraverso un set di "azioni" di differente natura, definite in relazione alle modalità d'attuazione, agli ambiti, all'incisività degli effetti, alla natura stessa dell'intervento.
Le azioni previste possono essere del tipo: 
- interventi attivi 
- regolamentazioni 
- incentivazioni 
- programmi di monitoraggio
- programmi didattici.

Gli interventi attivi sono generalmente orientati a rimuovere/ridurre un fattore di disturbo ovvero a "orientare" una dinamica naturale. Tali interventi spesso possono avere carattere strutturale e la loro realizzazione è maggiormente evidenziabile e processabile. Anche dal punto di vista della rappresentazione cartografica presentano una certa facilità di espressione, sia in fase di programmazione (progetti esecutivi, computo metrico, stima dei costi) che di verifica. 
Nella strategia di gestione individuata per i SIC in oggetto, gli interventi attivi possono essere necessari soprattutto nella fase iniziale di gestione, al fine di ottenere un "riorientamento" o un "recupero" delle dinamiche naturali, configurandosi in tal senso come interventi una tantum a cui far seguire interventi di mantenimento o azioni di monitoraggio (vd. oltre), ma non è da escludersi, soprattutto in ambito forestale, una periodicità degli stessi in relazione al carattere dinamico degli habitat e dei fattori di minaccia.
Con il termine di regolamentazioni si possono indicare quelle azioni di gestione i cui effetti sullo stato favorevole di conservazione sugli habitat e sulle specie, sono frutto di scelte programmatiche con valenza di suggerimenti o raccomandazioni di comportamenti da adottare in determinate circostanze e luoghi. I comportamenti in questione possono essere relativi a comportamenti individuali, della collettività e riferibili a indirizzi gestionali. Il valore di cogenza viene assunto nel momento in cui l'autorità competente per la gestione del SIC attribuisce alle raccomandazioni significato di norma o di regola, a cui è associato un adeguato procedimento amministrativo e sanzionatorio. 
Dalle regolamentazioni possono scaturire indicazioni di gestione con carattere di interventi attivi, programmi di monitoraggio, incentivazioni.

Le incentivazioni hanno la finalità di sollecitare l'introduzione presso le popolazioni locali di pratiche, procedure o metodologie gestionali di varia natura (agricole, forestali, produttive ecc.) che favoriscano il raggiungimento delle obiettivi del Piano di Gestione.
I programmi di monitoraggio hanno la finalità di misurare lo stato di conservazione di habitat e specie, oltre che di verificare il successo delle azioni proposte dal Piano di Gestione; tra tali programmi sono stati inseriti anche gli approfondimenti conoscitivi necessari a definire più precisamente gli indirizzi di gestione e a tarare la strategia individuata..
I programmi didattici sono direttamente orientati alla diffusione di conoscenze e modelli di comportamenti sostenibili che indirettamente mirano, attraverso il coinvolgimento delle popolazioni locali, alla tutela dei valori del sito.

Complessivamente la strategia di gestione individuata per il SIC in oggetto può essere espressa attraverso un indicatore che tiene conto del peso di ciascuna tipologia di azioni previste per il raggiungimento degli obiettivi generali e specifici.
Pertanto laddove le condizioni e le esigenze ecologiche degli elementi costitutivi (habitat e specie) del SIC, richiedono azioni che indirizzino il corso e le dinamicità naturali verso condizioni più soddisfacenti di conservazione, sono contemplate più interventi attivi a cui sono associati conseguentemente programmi di monitoraggio e regolamentazioni, mentre laddove le condizioni evidenziate allo stato attuale sono considerate non critiche o di estrema dinamicità sono state suggerite più azioni di monitoraggio e regolamentazione.

Obiettivo generale del Piano di Gestione è il mantenimento dell'elevata qualità ambientale del sito, caratterizzato dal connubio tra la risorsa acqua e la risorsa forestale.
Tale obiettivo generale è sottoarticolabile nei seguenti obiettivi specifici.

per l'ambiente fluviale:
- mantenimento qualitativo e quantitativo dell'alimentazione del reticolo idrografico;
- mantenimento della ricchezza faunistica dell'ambiente fluviale (presenza di anfibi) e della qualità biologica complessiva;
- limitazione degli impatti della fruizione turistica nelle aree più intensamente frequentate;

per l'ambiente forestale:
- tutela e la valorizzazione delle risorse naturalistiche, ambientali e storico-culturali delle aree forestali;
- mantenimento delle praterie al fine di conservare la complessità ambientale e la ricchezza biologica del sito.
- Mantenimento delle dinamiche forestali 

Gli obiettivi specifici sono stati definiti con particolare riferimento a ambiti prioritari di intervento che corrispondono alla valle del corso d'acqua principale e rappresenta il comprensorio più significativo per motivi faunistici, floristici e paesistici oltre che quelli più fragili. 
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Obiettivo generale del Piano di Gestione è il mantenimento della qualità ambientale del sito, caratterizzato dal connubio tra la risorsa acqua e gli habitat ad essa associati e la risorsa forestale. Tale obiettivo va perseguito tenendo in debito conto l'uso e le forme di gestione tradizionali del territorio che nell'area esistono e che adeguatamente regolamentate rappresentano esse stesse una forma di assicurazione delle esigenze di conservazione.
Gli obiettivi specifici sono riferiti alle diverse tipologie ambientali presenti:
1. ambiente fluviale - ripariale (habitat 91FO, 3280, 6420)
2. ambienti boscati (habitat 9160)
3. ambienti aperti (habitat 6420, 6220*)

Per la tipologia 1. l'obiettivo è costituito dal:
. mantenimento qualitativo e quantitativo dell'alimentazione del reticolo idrografico,
. mantenimento della ricchezza faunistica ad esso associata
. mantenimento della qualità e funzionalità biologica complessiva;
. contenimento della frammentazione dell'habitat a boscaglia ripariale (3280) 


Per la tipologia ambientale 2. l'obiettivo è costituito dal:
. mantenimento e/o ripristino delle dinamiche naturali che hanno permesso l'attuale assetto, nei casi di soddisfacente stato di conservazione degli habitat in oggetto, o che possono condurre al miglioramento dello stato di conservazione, qualora esso non fosse soddisfacente o rischi a breve termine di diventarlo;
. mantenimento della loro estensione e forma a difesa delle formazioni più ripariali ed igrofile;

Per la tipologia ambientale 3. l'obiettivo è costituito da:
. Riduzione del rischio di banalizzazione floristica ad opera dell'impatto del pascolo,
. Mantenimento della naturale evoluzione successionale verso formazioni arbustive, soprattutto nei settori contigui agli ambienti ripariali.

Questi obiettivi specifici sono stati definiti con particolare riferimento a ambiti prioritari di intervento che corrispondono alle porzioni del SIC dove la rappresentatività dei diversi habitat è maggiore e dove le azioni di gestione possono avere ricadute positive sull'intero SIC (vd Carta delle Azioni).



gestione forestale
La conservazione o la riqualificazione ambientale delle aree boschive è funzione della forma di trattamento selvicolturale adottata. Da questa dipende la possibilità di modellare una compagine boschiva conferendole una fisionomia, in termini di struttura, densità e composizione, confacente all'espletamento di funzioni plurime.
Questo conferirà un'ecocompatibilità intrinseca alle pratiche selvicolturali che consentirà di differenziare i criteri di gestione adottati nell'area protetta rispetto al resto del territorio.
Ai fini di una gestione sostenibile ciascun intervento, quindi, dovrà essere modulato in funzione delle esigenze e dello stato effettivo in cui versano i vari popolamenti. Agendo attivamente sui processi evolutivi gli interventi previsti, opportunamente dosati e qualitativamente regolati nel tempo e nello spazio, potranno stimolare i fattori della produttività, integrando i meccanismi naturali di autoregolazione, in modo da pervenire ad assetti di maggiore naturalità e funzionalità biologica. L'entità dei prelievi o delle fruizioni desiderate dovrà essere commisurata a quella delle possibili prestazioni del sistema al fine di assicurare la continuità nel tempo di entrambe. 
I tagli di utilizzazione, quindi, assumeranno il significato di vere e proprie cure colturali capaci di accrescere la complessità e la funzionalità dei sistemi forestali e, contemporaneamente, la molteplicità delle funzioni espletate da risorse a valenza multidimensionali. Così verranno mitigate quelle potenziali fonti d'impatto imputabili alle attività forestali, quali la turbativa del paesaggio e degli ecosistemi naturali conseguente ad interventi traumatici di utilizzazione boschiva, conformemente a quanto atteso dal presente Piano.
Le compagini boschive che, a seguito di processi di invecchiamento e delle dinamiche evolutive in corso, abbiano acquisito requisiti strutturali tali da essere assimilabili a fustaie transitorie potranno essere indirizzate, attraverso conversione per via naturale o secondo piani di avviamento e di conversione vera e propria, ad un regime di governo a ceduo composto o di alto fusto o comunque rispondente alle finalià attese dalla Riserva Naturale. Tale fenomeno è particolarmente evidente nei territori ricadenti all'interno del demanio pubblico comunale (porzione centro-settentrionale del bacino idrografico del Mignone), in fase di completo abbandono colturale, e in quelli afferenti alla proprietà collettiva (località Greppa del Falco; Li cioccati, ecc.) interessati da provvedimenti di sospensiva delle utilizzazioni boschive.
Così, unitamente alla mitigazione degli impatti visuali, sarà possibile, con l'evoluzione di fisionomie per piccoli gruppi giustapposti a strutture eterogenee, conseguire un arricchimento della biodiversità di comunità e di paesaggio.



Vegetazione ripariale
La vegetazione ripariale del medio coso del Mignone e dei suoi affluenti è, come si è detto, ben conservata. E' altresì una vegetazione notevolmente resiliente, grazie alla velocità di accrescimento delle specie che la compongono. La minaccia più grave per questa vegetazione è rappresentata dell'eutrofizzazione delle acque, che porta all'invasione della vegetazione ripariale da parte di specie nitrofile (Rubus, Sambucus, ecc.). Un'altra minaccia sono le opere di rettificazione degli alvei e simili. Queste, oltre a distruggere la morfologia da cui dipende la distribuzione delle specie ripariali, comporta l'immissione di sedimenti nel fiume.

Si raccomandano quindi le seguenti norme gestionali:
- evitare l'immissione di inquinanti, sia dall'agricoltura, sia dalle fognature;
- evitare sbancamenti, rettificazioni, costruzione di ponti;
- per la tutela della stabilità di edifici di particolarevalore storico-architettonico potranno essere attivate misure di protezione di sponda utilizzando tecniche a basso impatto ambientale e paesistico ed evitando, in particolare, il ricorso a tecniche "rigide" ( muri e sponde in cls) o "semirigide" (gabbionate), favorendo tecniche piu' facilmente inseribili nel contesto quali le scogliere e le opere di ingegneria naturalistica.

Vegetazione forestale sensu lato
La vegetazione forestale microterma si trova generalmente in discreto stato di conservazione, laddove persista. Ben diverso è il caso della vegetazione a Quercus, che si presenta ovunque fortemente degradata per il ceduo e il pascolamento. Sarebbe auspicabile un miglioramento della qualità di questa vegetazione, operando su due fronti:
- miglioramento della struttura
- miglioramento della composizione dello strato erbaceo, con incremento delle specie nemorali

Ambedue gli obiettivi si presentano problematici, in quanto il prolungato periodo di sfruttamento ha portato probabilmente a un'erosione a un troncamento del profilo dei suoli e a un impoverimento in nutrienti, il che rende lenta e difficile la dinamica naturale.

Inoltre, per quanto di impoverito valore vegetazionale, questi boschi pur degradati sono parte integrante di un paesaggio pastorale estensivo caratteristico e diffuso nel Tolfetano-Cerite, e quindi si è differenziato l'obiettivo da perseguire nella gestione del SIC sia verso il raggiungimento di aspetti della vegetazione potenziale nella sua composizione floristica e nella sua struttura, sia verso il mantenimento di un paesaggio modellato dall'uomo, ma non per questo meno interessante.
A questo proposito è utile ricordare che in Paesi come la Germania o i Paesi Bassi la maggior parte degli sforzi di conservazione non sono rivolti alla vegetazione potenziale, cioè la foresta, che nei popolamenti primigeni è sostanzialmente estinta, ma che nel clima centroeuropeo si rigenera con estrema rapidità, ma a tipi di vegetazione secondaria largamente di origine antropica, come le brughiere e i pascoli, sia per la conservazione complessiva della biodiversità, sia per una più complessiva protezione del paesaggio "tradizionale".

Querceti 
La prevalente destinazione protettiva e gli accrescimenti nel complesso relativamente ridotti di queste formazioni forestali non giustificano più il mantenimento del governo a ceduo.
L'obiettivo gestionale strategico nel medio periodo sarà dunque la loro evoluzione controllata ad altofusto, già in atto in alcune stazioni. Nella gran parte di situazioni tale evoluzione avverrà per via naturale. 
Peraltro, in soprassuoli con altezza del piano dominante di almeno 12-13 m ove si ritenga utile accelerare tale processo di conversione, ricavando legname per esigenze della proprietà e rendendo nel tempo il soprassuolo anche relativamente più idoneo al pascolamento, è possibile intervenire con un primo intervento di avviamento per diradamento selettivo dal basso, salvaguardando gli alberi vecchi e gli alberi delle specie a temperamento più mesofilo (acero opalo, carpino bianco, ecc.). A distanza di dieci-quindici anni, il taglio di avviamento potrà essere seguito da un ulteriore diradamento: dopo l'attuazione di questi due interventi si sarà già in presenza di una struttura a fustaia, il cui trattamento non differirà, nelle linee essenziali, da quello dei popolamenti da seme.
Ove, per le esigenze della proprietà, si ritenga localmente comunque necessario il mantenimento del ceduo, si dovranno comunque adottare i seguenti accorgimenti colturali: allungamento del turno almeno a trenta anni; superficie delle singole tagliate non superiore a un ettaro; lasciare fasce di rispetto (almeno 10 m per lato) lungo gli impluvi; rilasciare almeno cento matricine a ettaro, in grado di fruttificare in maniera pronta e abbondante, di resistere alle avversità meteoriche e di natura biotica e con portamento regolare.

Boscaglie miste di latifoglie mesoxerofite
Queste formazioni sono costituite da cenosi forestali prevalentemente di neoformazione o, in piccola parte, da cenosi in recupero da eventi degradativi (incendio, pascolo eccessivo). I soprassuoli devono essere lasciati temporaneamente alla libera evoluzione al fine di consentire un soddisfacente innesco dei processi funzionali caratteristici degli ambienti più propriamente nemorali, in particolare attraverso l'accumulo di un'adeguata quantità di biomassa legnosa in piedi e di lettiera.
Significativi sono i processi di rinnovazione naturale in atto. Peraltro, la dinamicità e la fragilità di queste formazioni ne richiede un'attenta preservazione dai fattori di disturbo, in particolare dal pascolamento.


Come considerazione generale sull'impatto antropico nel territorio del SIC va sottolineato come gran parte della vegetazione che vi ricade (mancando quasi completamente aspetti xerofili ed oligotrofi) ha una resilienza medio-alta. La minaccia maggiore per il territorio è rappresentata dall'impoverimento, dal dilavamento o dall'alterazione dei suoli, che comportano invece modificazioni irreversibili degli ecosistemi. Il problema non è molto evidente, ma va tenuto in debita considerazione sia per la morfologia complessivamente acclive del territorio, sia perché i suoli sembrano poco produttivi, poco evoluti e quindi assai fragili, anche se questo aspetto meriterebbe un approfondimento di ricerca a lungo termine. Le azioni da attuare in una prima fase comprenderanno il sostegno finanziario ad enti e privati per compensare la necessaria diminuita pressione sulle risorse forestali e, secondariamente, gli interventi di riqualificazione dei soprassuoli più degradati, di rimboschimento di terreni spogli con funzioni di tutela idrogeologica e biologica, il potenziamento delle attività vivaistiche, I'incentivazione di interventi di riqualificazione ambientale da parte di privati. Al finanziamento delle convenzioni si provvede con fondi propri e con contributi regionali. 
In ogni caso rimangono in vigore gli indennizzi per le aree a tutela integrale per le quali il finanziamento è comunque assicurato dalle entrate ordinarie della Riserva Naturale. Nel territorio del SIC alcuni ettari sono coperti dal bosco di castagno con presenza di querce che un tempo aveva un ruolo fondamentale nell'economia delle popolazioni locali.
Tipico di questa tipologia forestale è il degrado conseguenza dell'abbandono dei castagneti da frutto e dei cedui e in assenza di adeguati piani forestali di conversione. La mancanza di una manutenzione e una gestione sono usualmente fattori che minacciano il mantenimento di questo habitat. Benché la massa legnosa in piedi in queste formazioni sia relativamente elevata, il loro prevalente abbandono colturale evidenzia come obiettivo gestionale prioritario la progressiva evoluzione controllata verso strutture più stabili e naturali, in grado di rinnovarsi autonomamente.
Dopo un periodo di attesa variabile in base alle condizioni del soprassuolo, si dovranno valutare le tendenze strutturali dei singoli popolamenti e assecondarle con interventi graduali e mirati: inizialmente, diradamenti a sostegno della stabilità del soprassuolo (rilasciando non più di due polloni per ceppaia scelti tra quelli di maggiori dimensioni) ed eventuali ripuliture localizzate a favore della rinnovazione da seme. In seguito, interventi puntuali a carattere selettivo (preferenzialmente a gruppi) a favore di una graduale trasformazione in popolamenti misti a struttura complessa, favorendo in particolare tutte le specie diverse dal castagno (aceri, carpino bianco, querce, ecc.).
In limitate aree più prossime alla viabilità od ove si abbiano specifiche esigenze da parte della proprietà, può altresì essere suggerito il recupero, previa sanitarizzazione con asportazione delle branche deperienti e ripulitura del sottobosco, delle piante di castagno del vecchio ciclo, con interventi comunque non esclusivamente finalizzati al recupero della produzione castanicola quanto anche alla valorizzazione estetica e ricreativa del paesaggio.

L'abbandono del ceduo, non affiancato da un piano forestale di conversione, è particolarmente impattante per questo tipo di formazioni, data la sua origine antropica. L'abbandono di queste formazioni, infatti, come risultato fisionomico, lascia una formazione omogenea, a bassa variabilità specifica (>indicatori IC1 e IC2). D'altra parte nei casi in cui i turni di ceduazione non sono sufficientemente lunghi, si hanno conseguenze negative sullo sviluppo del sottobosco e delle comunità ornitiche ad elevata diversità (>indicatori IC4 e IC10). 
Talvolta i cedui di castagno sono interessati da smottamenti e movimenti franosi, fenomeni particolarmente rischiosi proprio in considerazione della forte acclività dei versanti e della conseguente "rapidità" di eventuali impatti sul fondovalle, in particolare sull'ecosistema fluviale.
Altre minacce che gravano sui castagneti lasciati senza una adeguata gestione forestale sono gli episodi di erosione del suolo (idrica incanalata), gli attacchi di specie patogene. 
Bisogna fare attenzione alle eccessive ripuliture del sottobosco e ceduare facendo una scelta non solo di tipo commerciale (senza scegliendo solo i migliori esemplari arborei). 
La mancata gestione può provocare, inoltre, una ridotta capacità di controllo in caso di incendio.
Nell'ambito protetto della riserva naturale potranno essere attivati interventi di recupero e riqualificazione ambientale, anche da parte di privati. Tali interventi dovranno essere attuati conformemente alla normativa vigente (in particolare alle norme ex RDL 3267/23), non dovranno consentire l'inserimento di elementi, anche floristici, estranei al contesto locale e i progetti relativi a tali interventi, contenenti tutti gli elaborati di cui alla DGR 621 5/97 dovranno essere sottoposti alla preventiva approvazione dell'Ufficio Tecnico della Riserva Naturale.

Diritti civici e rapporti con le Università' Agrarie
Gran parte del territorio del S.I.C. IT6030001 all'interno della Riserva Naturale e, subordinatamente, al suo estreno, ricade nelle proprietà dell' Università Agraria di Canale Monterano ed è sottoposta alla regolamentazione d'uso dei terreni gravati da uso civico o alle previsioni del Piano di assestamento forestale dell' Ente. 
L'esercizio dei diritti di uso civico sarà comunque garantito agli aventi diritto, in conformità all'art. 11, punto 5 della legge 394/91, nelle forme e secondo le modalità dell'apposito regolamento approvato dalla Università Agraria di Canale Monterano, che, per le sue parti inerenti il territorio della riserva naturale, è stato recepito nel regolamento della Riserva naturale. 
L'Ente gestore della Riserva Naturale collaborerà con l'Università Agraria per l'incentivazione delle attività agro-silvo-pastorali compatibili con metodi sia integrati che biologici, per l'attuazione delle misure previste dalla L.R. 29/97 nonché dalla politica agroambientale dell'Unione Europea (reg. 1257/99, 1750/99, ecc.) al fine di ridurre l'impatto delle attività zootecniche sugli habitat del S.I.C..



gestione faunistica
Nel campo faunistico saranno attivate iniziative di ricerca, censimento e monitoraggio volte a completare la conoscenza del patrimonio faunistico, unitamente all'avvio di azioni prioritarie di conservazione e gestione faunistica in ottemperanza agli orientamenti derivanti dalle Direttive comunitarie in materia (79/409, 92/43), dalla Convenzione sulla Biodiversità (legge 14.2.94, n. 124, Delibera CIPE 16.3.94) o da altri strumenti di tutela.
Azioni prioritarie di tutela riguarderanno gli habitat interessati dalla presenza di specie con diverso livello di minaccia, secondo le categorie UICN (1996). Tali azioni sono state già attivate con la tutela (indennizzo per mancato taglio) della zona boschiva in sponda sinistra del Fosso Bicione interessata dalla presenza di Salamandrina terdigitata, e continueranno con adeguate misure di tutela dei soprassuoli interessati dalla presenza di elementi faunistici di rilievo.
Altre misure di tutela degli habitat quali la preclusione al pascolo di limitati settori boschivi più vulnerabili e, d'altro canto, il progressivo ripristino di pascoli in via di imboschimento potranno contribuire significativamente alla differenziazione ecologica del paesaggio.
Per determinate specie di rapaci saranno proseguiti interventi sperimentali di sostegno alimentare (carnai) già avviati con il contributo della Provincia di Roma. Il completamento degli studi di settore, dell'inventario faunistico, l'attivazione di ricerche finalizzate potranno indicare nuovi obiettivi da perseguire nel campo della riqualificazione faunistica mediante ad esempio azioni di reintroduzione o restocking, misure di controllo delle popolazioni selvatiche o del randagismo, interventi per la tutela e l'incremento di specie ittiche autoctone anche attraverso la promozione di incubatoi di vallata per la riproduzione delle specie autoctone.
L'indennizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica sarà attuato in conformità alla normativa vigente, di concerto con gli uffici pubblici preposti e con un'adeguata azione di controllo e verifica atta ad individuare, da un lato eventuali frodi, dall'altro ad evidenziare la presenza e la consistenza delle specie faunistiche alle quali si riconducono i danni.
Azioni indirette che favoriscono la riqualificazione faunistica possono essere rappresentate dalla tutela o creazione dì microambienti di interesse faunistico, dalla produzione e messa a dimora di specie vegetali di interesse alimentare per la fauna, dalla coltivazione di produzioni agricole a perdere. Per agevolare gli obiettivi suesposti saranno attuate campagne informative e di sensibilizzazione atte ad armonizzare il rapporto della collettività locale e dei fruitori dell'area protetta con le esigenze di tutela della fauna.
L'introduzione di specie a scopo venatorio o di ripopolamento ittico che non risponda ai dettami e alle linee guida emanate dall'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica non saranno autorizzati all'interno del territorio della riserva naturale.


La conservazione e la riqualificazione sostenibile delle aree di pascolo, da realizzarsi di concerto con la locale Università Agraria, costituisce un altro obiettivo di primaria importanza, sia per i riflessi in campo ambientale che per quelli di carattere economico; le grandi aree di pascolo, infatti, costituiscono oltre che una fonte di sussistenza per il patrimonio zootecnico canalese, ambienti di prioritario interesse florofaunistico .