Sviluppo & sostenibilità

Cari amici 

certo che questo di passare alla cronaca come direttore anti-sviluppo è proprio uno strano caso della vita. poche aree protette hanno messo in piedi un bailamme di iniziative come la nostra...in tutti i campi. in tutte le fasce di età, in tutti i settori della vita locale: siamo riusciti persino a far avere contributi a ditte per l'acquisto di macchinari movimento-terra ( a basso impatto..).
Lasciamo perdere racconteremo in un'altra occasione, con maggiore tranquillità, lo sforzo immane per coinvolgere l'intera collettività nella vita della Riserva e nella conoscenza del territorio.

Il problema nasce quando e se si decide di dare "sviluppo" alla forma migliore e più sostenibile di produzione che si possa fare, quella del "biologico" senza attuare quel minimo di misure necessarie per far si che la sostenibilità possa essere reale. 
Non basta non usare o limitare l'uso di sussidi chimici, bisogna evitare di stravolgere gli ecosistemi con "puliture", spietramenti ed altri interventi " a tappeto" che sono la causa, non solo in Europa ma in tutto il mondo di un vero e proprio collasso della biodiversità. 
Chiedere poi, da parte di una riserva naturale, di evitare allevamenti di suini in boschi superprotetti ad elevata acclività non ci sembra chiedere la luna, primo perché il maiale mangia TUTTO ma proprio TUTTO comprese le salamandrine, le bulbose e tuberose di ogni tipo, i tartufi ecc, secondo perché l'intervento si può fare 50 m più in la, magari piantando lecci e altre specie da ghianda su un vecchio seminativo a bassa acclività, contribuendo a produrre e a migliorare l'ecosistema.
Se poi si chiede di rispettare l'albero annoso, magari mezzo secco, dove si nutre e forse nidifica il picchio verde, o di preservare quel pezzetto di macchia o di siepe perimetrale, utili perché nella Riserva c'è la lepre italica.è un grosso handicap per lo "sviluppo"? 
O chiedere di conservare quella briciola che rimane di ontaneto ripariale, habitat prioritario, o quella parete lavica che è il paesaggio più bello , "wilderness" dell'area protetta? Stiamo parlando di cose di una banalità disarmante, che in qualsiasi area protetta d'Europa fanno parte della prassi quotidiana, ma qui siamo giunti alle accuse di aver piantato alberi ( legge 113/92 obbligo messa a dimora di un albero per ogni nato) perché toglierebbero pascolo alle vacche.ma le maremmane biologiche non sono tipiche per mangiare pure "la frasca"?

Allora, tutto ciò premesso è evidente che non basta tirare fuori la parola magica "attività tradizionali" o "biologico" per far si che le attività siano compatibili con le aree protette e con gli impegni italiani in merito a direttive UE. Allora è il caso di ricercare questa compatibilità..tutti insieme, con un pò di realismo ( e umiltà) da entrambe le parti.

Coinvolgiamo le associazioni di settore, la regione, le province, i parchi , la società civile e le associazioni ambientaliste e battiamoci tutti insieme per produrre, pubblicizzare i prodotti e promuoverli con i marchi ( ma non a chi inquina o degrada ambiente e paesaggio!), per salvare gli ambienti di margine ( siepi, singole aree floristiche, pozze e sorgenti, alberi isolati nei campi, boschetti, ecc.), per crearne di nuovi ( ci sono contributi per piantare siepi; costruire piccoli invasi ben gestiti può salvare gli anfibi dall'estinzione, un solo albero stramaturo in un ettaro di bosco salva i picchi, le martore, i gatti selvatici, i rapaci notturni e altre specie dall'estinzione!); costruiamo fontanili per diminuire l'impatto dell'abbeverata sui fiumi o sulle sponde dei laghetti ( problema più grave di quanto si pensi)..come previsto nel demonizzato Piano del S.I.C...insomma un occhio all'ambiente e uno all'agricoltura: si può , si DEVE fare e ci sono vantaggi per entrambi.

. Il momento è maturo per certi discorsi e il tempo stringe ( in Inghilterra è sparito 1/3 della flora spontanea, da noi poco si sa...ma i dati sono tremendi).

Chiudo e allego due notizie in merito tratte dal sito della Lipu che mi sembrano calzare bene.
cioa a tutti e a disposizione...

Francesco Maria Mantero



LA DENUNCIA DELLA LIPU IN UN RAPPORTO PRESENTATO OGGI A BRUXELLES
La biodiversità degli ambienti agricoli è in una situazione di grave rischio e l'Italia è purtroppo un esempio negativo per l'Europa. E' quanto denuncia la LIPU-BirdLife Italia con l'illustrazione del rapporto sulla "condizionalità ecologica", presentato oggi a Bruxelles da BirdLife International, rete mondiale di associazione per la salvaguardia degli uccelli (di cui LIPU è rappresentante per l'Italia), e dall'Institute for European Environmental Policies (IEEP).
Dal 1° gennaio di quest'anno un Regolamento dell'Unione europea subordina la concessione di sussidi agli agricoltori a un effettivo rispetto dell'ambiente. Tuttavia, secondo lo studio presentato oggi a Bruxelles il recepimento di questo Regolamento da parte degli Stati membri UE è stato largamente insoddisfacente. <<L'Italia è purtroppo diventata un caso studio negativo - dichiara Claudio Celada, Direttore Area Conservazione LIPU-BirdLife Italia - Infatti il frequente ricorso a deroghe da parte del Ministero delle Politiche Agricole e delle Regioni sta minando l'efficacia del decreto sulla eco-condizionalità e sta dunque esponendo numerose specie di uccelli agricoli, peraltro in calo da molti anni, a ulteriori rischi di estinzione>>.
<<Chiediamo al ministro Alemanno - spiega Patrizia Rossi, Responsabile Agricoltura LIPU-BirdLife Italia - di avviare un serio processo di revisione del decreto per arrivare finalmente a un corretto recepimento del Regolamento sulla condizionalità ecologica. In questo senso, la LIPU è pienamente disponibile a collaborare e mettere a disposizione le proprie competenze affinché tale obiettivo sia raggiunto. Questo per far sì che siano realmente rispettati gli standard ambientali e venga fermato il già grave declino degli uccelli tipici degli ambienti agricoli, come l'Allodola, la Rondine, il Barbagianni>>.
<<Il Ministero italiano delle Politiche Agricole - conclude Patrizia Rossi - ha più volte dimostrato interesse e attenzione per questi temi. E' però indispensabile che ai principi seguano i fatti e che la realtà agricola e ambientale italiana venga finalmente valorizzata per quella che è: uno straordinario patrimonio di risorse e natura e non il fanalino di coda di tutto il continente>>. FOTO ARIEL BRUNNER/Arch. LIPU
Parma, 12 maggio 2005 
SPECIE VOLATILI A RISCHIO SALVATE DA AGRICOLTURA SOSTENIBILE CON IL PROTOCOLLO DI INTESA LIPU-COLDIRETTI 
La Rondine amante delle vecchie stalle e legata ad allevamenti bovini tradizionali, il Falco cuculo e l'Averla cenerina che trovano nei prati e nella presenza di siepi naturali un habitat ideale, il re di quaglie che cerca i prati alpini da sfalcio dove nasce il formaggio di malga e le nitticore e le garzette che vivono in colonia nelle risaie della pianura padano-veneta possono aiutare a sviluppare l'agricoltura sostenibile e le produzione di qualità e dare una ulteriore spinta al turismo ecologico che in Italia ha raggiunto nel 2004 un giro di affari di oltre sette miliardi di euro con più di 75 milioni di presenze ufficiali negli esercizi ricettivi nelle aree dei parchi secondo le stime dell'Enit contenute nel terzo Rapporto sul turismo natura. E' questo uno degli obiettivi dell'alleanza siglata tra Coldiretti e Lipu che è partita con l'iniziativa "Ali sulla campagna: la natura ha buon gusto" che per la prima volta ha aperto, nel weekend del 25 aprile, le Oasi LIPU in tutta Italia al pubblico insieme ai prodotti tipici e di qualità delle aziende agricole e agrituristiche della Coldiretti. Una scelta che consente di valorizzare i primati nazionali in termini territoriali, ambientali e alimentari resa possibile anche grazie alla riforma della politica agricola europea che offre l'opportunità di sviluppare un'agricoltura che coniuga la produzione di qualità con la difesa della natura. 
L'agricoltura "amica dell'ambiente" favorisce infatti la conservazione e il ritorno di specie di uccelli selvatiche tipiche degli ambienti agricoli dopo che - sottolineano Coldiretti e LIPU - negli ultimi venti anni la loro presenza si è ridotta drasticamente in Europa con cali del 25% per le rondini, dell'84% per la passera mattugia, del 52% per il fanello, del 48% per lo zigolo giallo e del 74% per lo strillozzo. 
E al centro dell'impegno assunto da Coldiretti e LIPU, formalizzato con un protocollo d'intesa, c'è la realizzazione di prodotti agricoli sani e di qualità, la promozione di un'etichettatura trasparente, iniziative a favore della sicurezza alimentare, della tutela dell'ambiente e della biodiversità, attenzione al principio di precauzione sull'utilizzo degli Ogm in agricoltura, la promozione di politiche volte alla salvaguardia di aree protette, dei siti di Rete Natura 2000 e delle IBA (aree importanti per gli uccelli) e infine l'applicazione di pratiche agricole "sostenibili" e l'adozione di "misure agroambientali" utili per la tutela degli uccelli.
Una piattaforma che può già contare - rilevano Coldiretti e LIPU - su un patrimonio territoriale di eccellenza con il 10% della superficie nazionale coperta da parchi e aree protette, oltre 45.000 aziende biologiche, 13.000 agriturismi pronti a garantire ospitalità a tre milioni di persone, 4.008 prodotti tradizionali regionali, 148 specialità a denominazione di origine e indicazione geografica protetta (Dop/Igp) e oltre 400 vini Docg, Doc e Igt. Un risultato che vede l'Italia in una posizione di leadership a livello europeo nelle produzioni biologiche e tipiche e che apre la strada a nuove opportunità nel campo del turismo ecologico. 
Si registra infatti una crescita molto elevata per il birdwatching, in italiano "osservare gli uccelli selvatici nei loro ambienti naturali", con gli appassionati che aumentano ad un tasso di circa il 10-12% all'anno e che sono rappresentati da una fascia di praticanti composta da persone in età tra i 35 e i 55 anni. Nonostante attualmente solo alcune migliaia di birdwatcher sono riconosciuti nel nostro Paese, il mercato potenziale è di due milioni di persone. Una stima prudenziale tenuto contro - riferiscono Coldiretti e Lipu - dell'esempio di altri Stati europei come l'Inghilterra, dove i praticanti sono oltre due milioni e mezzo, pari al 6% della popolazione. 
Dalla campagna può venire una importante opportunità di rilancio del turismo Made in Italy per rispondere ad un nuovo stile di vita, fotografato anche dal Censis, maggiormente incentrato sul "viver bene", sulla riscoperta delle aree rurali e dell'agriturismo, nella domanda di prodotti alimentari legati al territorio e, in sostanza, nei comportamenti turistici che tendono a evitare proposte standardizzate e massificate. Secondo una indagine Terranostra l'ecogastroturista che frequenta gli agriturismi ha un età compresa tra i 18 e i 35 anni (55%), è laureato (30%), è straniero (25%) svolge lavoro di ufficio come impiegato (50%) e sceglie la campagna per la qualità ambientale ed enogastronomica (75%). E nei parchi secondo l'Enit la provenienza degli ecoturisti e' in maggioranza regionale (55,1%), italiana (31,1%), europea (11,1%), mentre dal resto del mondo proviene solo il 2,7%. 
"In un momento così importante per l'agricoltura europea e italiana, segnato dalla recente riforma della Politica Agricola Comune - dichiara Giuliano Tallone, presidente LIPU-BirdLife Italia - abbiamo deciso di rafforzare l'intesa con Coldiretti per sensibilizzare e rendere consapevoli consumatori e amanti della natura della necessità di un'agricoltura in armonia con l'uomo, la natura e gli uccelli. Non un semplice slogan, ma bensì fatti concreti finalizzati a una maggiore tutela della salute delle persone e dell'ambiente". 
"Con la riforma approvata l'agricoltura italiana ha l'occasione di valorizzare e rafforzare il deciso orientamento verso la qualità alimentare ed ambientale che la caratterizza e le imprese agricole - ha affermato il Paolo Bedoni, presidente della Coldiretti - possono cogliere nuove opportunità di crescita sostenibile che vengono dalla multifunzionalità e dalle nuove attività legate al territorio e all'offerta di servizi innovativi, rispettosi dell'ambiente, che la società dimostra di apprezzare in misura crescente". 
Parma, 23 aprile 2005