Ho già provato la sgradevole sensazione di vivere in un baluardo estremo ...

Ho già provato la sgradevole sensazione di vivere in un baluardo estremo, lavorando come guardiaparco a Canale Monterano, quasi come nella fortezza Bastiani nel deserto dei Tartari di Buzzati: difendere un lembo di territorio dall'assalto dei bracconieri, degli edificatori abusivi, dei fuoristradisti sui prati, insomma da ogni sorta di galantuomini.
All'inizio ho creduto si trattasse del solito gioco che vedeva in campo una popolazione ostile a chi tentava di gestirne, contro la sua volontà, terre e terreni. Ma ben presto mi sono reso conto di quale fosse la realtà: gran parte degli abitanti di Canale ama la "sua" riserva! 
Sa perfettamente che l'area protetta ed il suo personale sono da anni impegnati da un lato nel tutelarne i valori, dall'altro nell'incentivare le attività compatibili.
Agricoltura, allevamento, turismo sono e saranno i pilastri dello sviluppo locale. 
Ma chi non vuole l'area protetta?
Tutta la popolazione, come vogliono far credere, o i soliti quattro gatti, desiderosi di guadagnare dalla vendita delle carni di frodo o, peggio, dallo sfruttamento edilizio dei terreni. Una volta edificato, un territorio, non rende più: il ricavo della vendita dell'immobile, magari pubblicizzato come "realizzato all'interno di un comprensorio ad alto valore naturalistico" come si legge spesso sulle pagine di Porta Portese, è limitato, così come l'indotto legato all'attività edile. Nel tempo questi guadagni sono ben poca cosa rispetto al valore ambientale ed ecologico che presenta un territorio non antropizzato.
Questo lo sanno bene i canalesi onesti. Come sanno che il futuro del grazioso centro della Tuscia romana passa per il turismo, le produzioni biologiche e di qualità, la ricettività, selezionando i flussi dei visitatori e allontanando il turismo di massa.
Questo sanno, malgrado gli sforzi di alcuni politici locali e dei loro interessi.

A. Sasso