CONSIGLIO COMUNALE DEL 17.6.2005

Non mi soffermo volutamente sull’aspetto tecnico del documento, mi interessa di  più il fatto politico, nei suoi vari aspetti. Evidenziare, ad esempio, la  sproporzione tra i problemi individuati e la soluzione del problema che  si propone, quella cioè di “rimuovere, sostituire e trasferire”, in un colpo  solo, i dipendenti della riserva. Di solito l’opposizione chiede la testa  dell’assesore delegato, o dell’intera giunta, cerca di avere un ritorno  politico dalle vicende amministrative, riconosco che la cosa sarebbe sorprendente,  se non conoscessi la genesi di questo documento. Il documento scaturisce da una riunione tenutasi all’U.A. di Canale alla  quale hanno partecipato rappresentanti dei cacciatori, un avvocato che conosceremo  meglio in seguito, il cons. di minoranza Nello Magagnini che ormai è anche  un po’ cons. di maggioranza visto che da qualche mese è rientrato nella  sezione dei D.S., alla cui attività partecipa attivamente e che diciamo  è molto addentrato nei fatti del partito visto che il segretario politico  è una persona che gli è molto cara; il cons. di maggioranza Anchise Giannini  che ormai è anche un po’ cons. di minoranza visto che da qualche anno a  questa parte è il paladino di tutti coloro che ce l’hanno con la Riserva. Primo firmatario del documento è Alfredo Vittorini, uomo di spicco della  giunta D’Aiuto, giunta che nell’88 ha fortemente voluto l’istituzione della  Riserva, Alfredo Vittorini che quando parla di mancato sviluppo, dovrebbe  assumersi le sue responsabilità per avere, dall’88 al 93, nella sua veste  di consigliere delegato alla Riserva, vanificato gli effetti della legge  stessa, restando inadempiente verso la realizzazione di tutti gli strumenti  normativi previsti dalla legge entro il suo primo anno di efficacia, inadempienze  delle quali ancora oggi paghiamo le conseguenze. E’ altresì singolare che un altro consigliere che contesta lo sviluppo  della Riserva sia Anchise Giannini, dal 93 al 2001 assessore della giunta  Stefani e attualmente presidente della III^ commissione consiliare incaricata  di proporre modifiche al Piano d’assetto e all’annesso regolamento. Credo  che se fosse vero tutto quello che è scritto sul documento presentato, questi  due signori dovrebbero condividere una bella fetta di responsabilità. Detto questo credo sia evidente che voler risolvere i problemi legati  alla gestione della Riserva dimissionando il direttore e i suoi collaboratori  sia riduttivo, fuorviante e spero soltanto provocatorio, perché ritengo,  come ho più volte avuto modo di sostenere, che noi amministratori, presenti  e passati, dobbiamo farci carico di non avere tempestivamente dotato la  Riserva di quegli strumenti normativi che avrebbero consentito all’ente  gestore e agli operatori di lavorare con tranquillità. Ricordo che questo Consiglio ha approvato il Piano d’assetto, che è stato  realizzato da un pool di tecnici; che il piano non è ancora in vigore per  cui gli operatori sono costretti ad applicare le norme più restrittive tra  i vari strumenti; che questa maggioranza è convenuta nel modificare il Piano  d’assetto e l’annesso regolamento al fine di eliminare o attenuare quelle  distonie emerse tra la norma sancita e la gestione pratica.  E’ per questa ragione che la III^ commissione consiliare già citata, presieduta  dal consigliere Giannini, della quale anch’io faccio parte insieme ai consiglieri  Trifelli, Magagnini, e della quale faceva parte anche il consigliere Scipioni,  purtroppo recentemente scomparso, nell’anno 2003, iniziò i lavori, convocando  il presidente dell’associazione cacciatori e l’attuale presidente dell’U. A., allo scopo, leggo testualmente dal verbale del 28.10.2003, “di acquisire  tutte le osservazioni e suggerimenti, dai vari enti e associazioni presenti  sul territorio ……nell’ipotesi di riadottare il Piano d’Assetto e il Regolamento  di Attuazione con le modifiche apportate da concordare”. I cacciatori presentarono  le loro proposte, mentre l’U.A. si impegnò a far pervenire alla commissione  un elenco di osservazioni nel più breve tempo possibile,dopo aver riunito  il consiglio dell’ente. Non è mai pervenuta alla commissione alcuna osservazione  dell’U.A.. I lavori della commissione sono fermi ormai da un anno perché il sottoscritto  non fu d’accordo nell’approvare un documento proposto dal presidente Giannini,  tratto da uno studio effettuato dall’avvocato che ho citato in precedenza,  dove si sosteneva essenzialmente che il nulla osta che verifica la conformità  tra la norma sancita e la richiesta di autorizzazione o concessione relativa  a interventi entro l’area protetta, dovesse essere rilasciato dal dirigente  dell’Ufficio tecnico del comune, in quanto ente gestore, piuttosto che dal  dirigente dell’Ufficio tecnico della riserva. In questa mia presa di posizione fui confortato dal parere tecnico-giuridico  del segretario comunale e del direttore della riserva, che coinvolsi in  maniera formale in quanto dirigenti responsabili dei propri uffici e professionalmente  adeguati ad esprimersi in merito all’argomento trattato. Proposi inoltre,  vista l’importanza che il piano d’assetto riveste nell’economia gestionale  dell’area protetta, di istituire un tavolo di lavoro composto dai consiglieri  di maggioranza membri della commissione, dal presidente dell’ente gestore,  dall’assessore delegato, dall’urbanista che ha redatto il piano regolatore,  dall’arch. che ha realizzato il piano d’assetto, dal segretario comunale,  dal direttore della riserva, e dal responsabile dell’ufficio tecnico del  comune. Il gruppo di lavoro avrebbe dovuto valutare le modifiche da apportare  al piano e al regolamento e stilare una proposta da discutere e approvare  in sede di commissione consiliare. Credevo fosse una proposta capace di  affrontare compiutamente l’argomento e che garantisse soprattutto il Consiglio  Comunale al quale la commissione andava a proporre un documento da votare.  Evidentemente i miei colleghi di commissione si sentivano più garantiti  dal parere dell’avvocato, dal momento che tutti hanno respinto la mia proposta.  E la commissione è morta lì. Tutto ciò credo dimostri quale sia l’interesse, la volontà, di risolvere  i probemi e la capacità di assumersi le proprie responsabilità di coloro  i quali, imputano ora alla dirigenza della riserva freni e ostacoli allo  sviluppo, freni e ostacoli che loro stessi, nel corso di questi due anni,  erano stati chiamati a rimuovere. Ora, in verità, non credo che gli autori del documento pensino veramente  che una volta rimosso l’attuale direttore della riserva, ne venga nominato  un altro che, stante le attuali norme di salvaguardia più restrittive, possa  agire diversamente. Credo invece che qualcuno, anzi più di qualcuno, si  sia servito dei consiglieri di opposizione firmatari della mozione, ovviamente  complici, per mettere in discussione l’attuale maggioranza nella quale non  si riconosce più. E’ evidente che tutta la vicenda pone un problema di ordine politico all’ interno della nostra coalizione: se Nello Magagnini che ha contribuito recentemente alla formazione della  lista vincente all’U.A., in contrapposizione alla lista sostenuta dai D. S., viene fatto rientrare nell’orbita dei D.S. e restando all’opposizione  in comune partecipa alle attività del partito insieme ai consiglieri che  dovrebbero essere suoi avversari, è normale che per noi della coalizione  diventa un problema politico; se nasce il gruppo consiliare D.S. senza preavviso e senza un confronto  all’interno della coalizione e viene nominato capogruppo Anchise Giannini  che partecipa a titolo personale alle riunioni per sfasciare la maggioranza,  vuol dire che alle riunioni non partecipa a titolo personale e allora diventa  un enorme problema politico; se l’assessore delegato alla riserva, che secondo i canoni ortodossi della  responsabilità politico-amministrativa, dovrebbe essere il primo destinatario  di tutte le presunte deficienze attribuite alla gestione dell’area protetta,  non sente il bisogno di contestare immediatamente e formalmente il documento  presentato dall’opposizione, per difendere il suo operato e quello dei suoi  collaboratori, è un problema politico, soprattutto se poi aderisce, pur  non essendo iscritta al partito, al gruppo di Giannini. Allora, noi del gruppo originario di maggioranza, che vogliamo fortemente  che questa legislatura giunga al suo termine naturale, che riteniamo un  eventuale commissariamento del comune una iattura che i nostri concittadini  proprio non meriterebbero, mettiamo da parte i problemi politici che ovviamente  dovremo risolvere all’ interno della coalizione e chiediamo ai nostri colleghi  insieme ai quali ci siamo impegnati di fronte agli elettori di Canale e  Montevirginio per governare il paese e la riserva, anzitutto di rinnovare  la solidarietà che la giunta unanime ha espresso nei confronti dei dipendenti  della riserva nel recente incontro con le R.S.U., nonchè una presa di posizione  contro il documento presentato da una parte della minoranza e contro il  tentativo di delegittimare i vertici della riserva stessa e dell’ente gestore,  a favore della revisione del piano d’assetto, al fine di rendere le regole  coerenti con le attività imprenditoriali, in maniera tale che sia gli utenti,  sia gli operatori preposti alla vigilanza possano agire supportati da norme  certe e comprensibili.

 

Manlio Piccioni